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PIO XII: una figura controversa

interventi di

Prof. Agostino Giovagnoli
e
Prof. Giovanni Miccoli

Il Pitigliani, Via Arco dei Tolomei 1

17 gennaio 2012
ore 20,30


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Lettera aperta al Ministro degli Esteri Massimo D’Alema

Siamo assai meravigliati da alcuni passi dell’intervista del Ministro degli Esteri Massimo D’Alema sull’Unità di venerdì 10 novembre.

Siamo noi, e molti altri come noi, gli ebrei “silenti” che D’Alema chiama in causa, imputandoci il fatto che “…la coraggiosa asserzione [di David Grossman] non trovi una eco nel mondo democratico ebraico [in Italia] ; ciò non può non porre preoccupanti interrogativi.” Rovesciando la tesi, a noi proprio questa affermazione pone “preoccupanti interrogativi”. Suona come una messa in stato d’accusa degli ebrei italiani, destinata a influenzare un’opinione pubblica già pregiudizialmente ostile a Israele e propensa a considerare gli ebrei come un tutt’uno monolitico, sempre allineato nel sostegno ai governi di Israele.

Il Ministro D’Alema non può non sapere che gli ebrei italiani sono cittadini di questo paese e come tali si esprimono nei partiti, nella società civile, nel dibattito culturale; che una parte cospicua di essi ha militato da sempre nei partiti di sinistra; che la stessa sinistra italiana – e mondiale – è fortemente intrecciata nelle sue radici e nella sua storia con quella del mondo ebraico.

Gli ebrei italiani nutrono per Israele un forte legame affettivo.. Ma essi non sono cittadini-elettori di quel paese. Ci accomuna la volontà di difendere il diritto irrinunciabile di Israele a una esistenza pacifica e sicura, ancora oggi messo in forse a quasi 60 anni dalla nascita dello Stato. Ma ci interroghiamo con angoscia e spesso aspramente ci dividiamo circa le azioni dei suoi governi.

Il Gruppo Martin Buber-Ebrei per la pace (www.martinbubergroup.org) , attivo dal 1988, muove dalla convinzione dell’esistenza di diritti nazionali di pari dignità dei popoli israeliano e palestinese e della necessità di una soluzione negoziata del conflitto sulla base del principio di “Due stati per due popoli” e dell’ Accordo di Ginevra del 2003. Le posizioni del Gruppo sono apparse più volte sulla stampa italiana, israeliana e di altri paesi. Ben prima di noi, sin dal 1967 la sinistra ebraica italiana, come quella di altri paesi europei, ha promosso idee di dialogo e di pace, fra l’altro affermando il diritto dei palestinesi a uno stato indipendente allorché l’idea era anatema in Israele e sconosciuta nel resto del mondo. Basti scorrere le pagine del giornale ebraico torinese Ha-Keillah che da trenta anni dibatte questi temi.

Quanto alle nostre posizioni oggi, riconosciamo al governo italiano e al Ministro degli Esteri il merito di notevoli sforzi compiuti per una soluzione negoziata del conflitto in Medio Oriente. Riteniamo meritoria l’azione delle Nazioni Unite e dell’Italia ai confini fra Libano e Israele. Riteniamo che l’apertura di trattative con l’Autorità palestinese, qualora si formasse un governo di unità nazionale, e con la Siria sia una necessità vitale per Israele, stretto da ostilità su troppi fronti; che i palestinesi debbano trovare in se stessi volontà e capacità di costruire un embrione di stato a Gaza, con un legame fisico e politico con la Cisgiordania evacuata da Israele, invece di insistere in una sciagurata guerriglia contro Israele; che Israele debba porre fine a azioni di guerra che troppo spesso colpiscono civili innocenti.

Roma, 13 novembre 2006

Gruppo Martin Buber - Ebrei per la pace
info@martinbubergroup.org
www.martinbubergroup.org