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"ISRAELE-PALESTINA, 60 anni di conflitto: quali i termini del negoziato e tra chi?"

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Il Pitigliani, Via Arco dei Tolomei 1

14 maggio 2008,
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DISCUSSIONE. ESISTE IL “FASCISMO ISLAMICO”?

Il califfato in versione nuovo millennio ovvero un regime reazionario di massa

di Fernando Liuzzi, Il Riformista, sabato 19 agosto 2006, pag. 2

Ma insomma, ha fatto bene o male Bush a parlare di “fascisti islamici”? Ha fatto bene, dice tra gli altri Victor Magiar, perché usando questo termine, ancorché “improprio”, il Presidente degli Stati Uniti ha compiuto un gesto politico di grande rilievo. Con queste parole, Bush avrebbe infatti cambiato parametro culturale alla sua azione politica, passando da quello dello scontro di civiltà, che oppone un non meglio definito Occidente a un non meglio definito Islam, a quello della guerra antifascista. Abbandonando “una teoria apocalittica, dalle forti venature reazionarie, basata su categorie culturali e antropologiche”, Bush farebbe sua “una teoria basata su categorie politiche che fa intravedere una possibilità di futuro” e “valorizza l’esistenza dei democratici” nel mondo arabo-islamico (Europa, 15 agosto).

Ha fatto male, dice e ribadisce, tra gli altri, Paolo Franchi, perché “il terrorismo di matrice islamista con il fascismo ha poco o nulla da spartire” e perché “sbagliando la diagnosi è molto difficile azzeccare la terapia” (Il Riformista, 14 e 17 agosto).

Personalmente, non sono sicuro che il gesto verbale di Bush avrà le conseguenze positive che Magiar, implicitamente, si augura. D’altra parte non condivido l’idea che la diagnosi - contenuta in quelle parole - sia sbagliata, né la valutazione secondo cui il termine usato da Bush sarebbe improprio. Se Bush avesse parlato di fascist Islam avrebbe commesso un errore imperdonabile, perché avrebbe attribuito un connotato politico a una grande religione che, di per sé, non è certo responsabile dell’uso che possono farne alcuni dei suoi seguaci. Che io sappia, non c’è alcuna riga del Corano da cui si possa ricavare che bisogna tirare giù gli aerei della United Airlines.

Ma, ecco il punto, Bush ha dichiarato che c’è una guerra tra gli Stati Uniti e gente definita come islamic fascists. E questa è tutt’altra cosa perché, cosi dicendo, il Nostro ha colto una connotazione religiosa che determinati attori politici si auto-attribuiscono. La distinzione non appaia speciosa: al contrario, io credo che abbia grande rilievo. E ha ancora maggior rilievo se, con una sottigliezza linguistica consentita dall’italiano e dal francese, anche se forse non dall’inglese, si parla, come fa Magiar, di “fascisti islamisti”.

Chiarito, come spero, perché il termine usato da Bush non mi sembra “improprio”, debbo adesso spiegare perché non mi pare portatore di una diagnosi “sbagliata”. Ma qui, come ben coglie lo stesso Franchi, prima di affrontare un’analisi della galassia jihadista bisogna mettersi d’accordo su che cosa si intenda col termine “fascismo”; e quindi su “cosa sia esattamente stato il fascismo medesimo”.

Mi pare di poter dire che il fascismo, prima in Italia e poi in altri paesi europei, è stato il tentativo, importante, di rispondere da destra allo stesso problema cui tentava di rispondere, da sinistra, il socialismo. Esiste una massa crescente di cittadini, il proletariato, che, pur avendo una funzione decisiva nella vita produttiva della nazione, è assai svantaggiata sia rispetto al reddito che al potere di cui può disporre. Che fare? Risposta conservatrice: restiamo così; i migliori potranno salire nella scala sociale, gli altri si arrangino. Risposta socialista riformista: andiamo avanti verso l’uguaglianza con più libertà. Risposta comunista: dittatura del proletariato. Risposta fascista: togliamo la libertà, ma cerchiamo forme di integrazione corporativa nello Stato.

Come disse assai bene Togliatti, un regime reazionario di massa. Perché “regime”? Perche il fascismo si poneva come soluzione definitiva del problema politico del Novecento. Perché “reazionario”? Perché voleva tornare indietro, abolendo le conquiste derivanti dalle idee di libertà, di uguaglianza e di razionalità diffusesi in Europa con l’Illuminismo e con la Rivoluzione Francese. Perché “di massa”? Perché il fascismo non era solo occhiuta e capillare repressione, ma anche progetto sociale, ideologia, consenso.

Ebbene, si dirà, che cosa c’entra tutto questo con l’al-kaidismo? Nulla, se si rimane alla lettera di mitologie e linguaggi guerreschi tra loro lontanissimi. Non molto, se si guarda all’aspetto esterno dei vari jihadismi, ovvero alla guerra scatenata contro i supposti nemici esterni dell’Islam. Anche se è interessante notare che la lista di questi nemici, dall’Unione Sovietica (finché c’era) agli Stati Uniti, dal Regno Unito (vedi perfida Albione) a Israele (vedi ebrei) ha almeno qualche assonanza con la lista racchiusa, all’epoca, nella formula del “demo-masso-pluto-giudaico-marxismo”.

Ma c’è invece un nesso profondo tra fascismo e al-kaidismo se si pensa, come molti pensano, che i progetti jihadisti sono, innanzitutto, progetti di dominio interni al mondo islamico. Ovvero progetti politici moderni concepiti da chi vuole unificare quel mondo sotto di sé in una sorta di Califfato del 2000. Tenendo insieme internet e veli per le donne, petrolio e Corano, sangue dei martiri e pensioni alle vedove. E, su tutto, una spietata tirannia totalitaria. Non vi ricorda qualcosa?